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viaggi · Itinerari

Roma 48 Ore — Un Weekend non Scontato nella Capitale

Tra shopping di qualità, musei poco frequentati, pranzi in hotel e passeggiate al parco, ecco la guida a un weekend (non scontato) nella Capitale

18 October 2026

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Roma 48 Ore — Un Weekend non Scontato nella Capitale

Roma non si lascia leggere in fretta. Chi crede di conoscerla dopo un giro tra Colosseo e Fontana di Trevi non l'ha ancora incontrata. La Capitale rivela il suo volto più vero a chi accetta di rallentare, di perdersi nei vicoli del centro prima che si riempiano, di sedersi in un giardino d'altri tempi, di entrare in un museo dove non c'è fila. Questa è una guida per tre giorni romani, non scontata. VENERDÌ — L'ARRIVO Si comincia il venerdì sera, quando la città si accende senza fretta. L'indirizzo è il Palm Court, il giardino dell'Hotel Locarno: interni firmati Jacques Garcia, statue tra le aiuole, un Aperol Spritz che sa di grand hotel. Si mangia amatriciana, si ascolta il brusio dei romani che non hanno premura, e si capisce che Roma non si conquista: si aspetta. SABATO — IL CENTRO E I MUSEI NASCOSTI Il sabato mattina, prima che le vie del centro diventino troppo affollate, amo girovagare per Via dei Condotti e Via del Babuino. Le botteghe storiche, gli antiquari, la statua del Babuino: è ancora la Roma dei romani, quella che si mostra solo a chi si alza presto.

Una sosta al Caffè Greco, fondato nel 1760, per un espresso tra i divani di velluto rosso. Poi, l'ora della cultura. Il Museo Nazionale Romano a Palazzo Altemps è uno dei musei meno frequentati della città. Il Galata morente è lì, nel palazzo rinascimentale, e quasi nessuno lo guarda. Pochi passi oltre, la Galleria Doria Pamphilj custodisce Caravaggio e Raffaello in appartamenti affrescati, con un'audioguida narrata dalla famiglia che ancora vi abita. A mezzogiorno si torna verso Flaminio: il pranzo all'hotel Locarno, nel cortile liberty, è un'oasi di silenzio. Insalate curate, piatti leggeri, e il rumore del centro che si sente appena.

Il pomeriggio, se ancora avete voglia di musei, il MAXXI di Zaha Hadid e la Galleria Borghese con i suoi Bernini. Due musei a pochi passi l'uno dall'altro, due linguaggi opposti: il contemporaneo fluido e il barocco teatrale. Entrambi indispensabili. La sera, la cena da All'Arancio d'Oro da Ciaffi, nel Ghetto. La cucina ebraico-romana è una delle anime più autentiche della città: carciofi alla giudia, concotto, un'atmosfera di famiglia. Si mangia come i romani mangiano da secoli.

DOMENICA — QUARTIERI E PARCHI Domenica è la giornata in cui passeggiare senza meta, alla scoperta di un quartiere o di un parco. Trastevere la mattina presto è ancora silenzioso: i vicoli acciottolati, le edicole sacre, le facciate color ocra. È la Roma popolare, quella che i poeti hanno cantato. Poi Villa Borghese, il polmone verde della città: il viale dei pini, il laghetto, il tempio di Esculapio. La luce tra le foglie è già autunnale. Un pranzo veloce da Marziali 1922, salumificio storico sulla Cassia. Panini con porchetta e salumi di suino nero, da mangiare in piedi come i romani. Una tradizione di famiglia centenaria.

Il pomeriggio, la scoperta del Quartiere Coppedè: un gioiello liberty nascosto tra i Parioli, con palazzine fiabesche e la Fontana delle Rana. Gino Coppedè vi costruì tra il 1913 e il 1926 un angolo di fiaba in piena città, e quasi nessun turista lo sa. Si finisce con una camminata a Villa Ada, il parco più selvaggio di Roma. Sentieri nel verde, laghetti, uccelli. Un commiato dalla città nel silenzio della natura, prima di tornare a casa con il treno della sera. ROMA NON SI FINISCE Tre giorni non bastano, ma bastano per capire che Roma non è un museo all'aperto: è una città viva, che si lascia leggere solo a chi accetta di sedersi, di ascoltare, di perdersi. La Capitale non si conquista: si aspetta. E alla fine, è lei che sceglie te.

Una lettura ai Margini

La Roma di Fellini

Pier Paolo Pasolini

Roma non si vede, si vive. E chi la vive non la dimentica più: perché Roma non è una città, ma un modo di stare al mondo.

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